Art for Culture

“Un prototipo dei Musei dell’avvenire nel quale trionfano opere di grandi Artisti a fianco di altrettanto eccezionali riproduzioni”

 

Prof. Charles Hope, curatore scientifico della National Gallery,

Prof. Paolo Marconi, Critico d’Arte e docente

all’Università La Sapienza di Roma a proposito dele pictografie

ricollocate all'interno del Castello Estense di Ferrara.

 

Arte per la Cultura

Un obiettivo importante, per tutta l'umanità.

Arte per la cultura significa fare ricerca al fine di ricreare qualsiasi opera d'arte in grado di sostituire l'originale, in tutti quei casi in cui si renda necessario. A noi piace chiamarlo "Recupero della Memoria": lo rite­niamo un servizio molto importante, utile per tramandare ai posteri testimonianze preziose che in molti casi potrebbero scomparire. Si pensi per esempio alle opere rubate e mai ritrovate, oppure a quelle irrimediabilmente deteriorate a causa di una cattiva conservazione. Esistono dipinti così importanti che solo l’idea di una loro perdita rende neces­saria ed immediata la realizzazione di riproduzioni nel momento in cui è ancora possibile vedere e studiare gli originali. 

Vedi i Progetti realizzati  

Utilizzo di un "clone"

Perché può essere utile.

L'idea di ricreare un'opera da ricollocare al posto dell'originale poiché rubata, distrutta o venduta è da sempre oggetto di discussione accademica, non ancora risolta. Gli studiosi tendono ad evitare qualsiasi conclusione a favore o contraria. Nel frattempo, le varie tecnologie oggi a disposizione, permettono di riprodurre, anche in maniera semplice, qualsiasi dipinto. 

Ricreare, non copiare

Una nuova tecnica per una nuova soluzione. 

La Bottega Tifernate ha intrapreso una strada innovativa ma fortemente legata alla tradizione per tentare di offrire la miglior soluzione esistente per ricreare un’opera d’arte. La ricerca viene eseguita al fine di offrire allo spettatore la sensazione vera di trovarsi di fronte all'originale e non ad una semplice copia. Il processo prevede di ripercorrere il ciclo di lavorazione utilizzato dal pittore con l’ausilio, per l'esattezza estetica, della tecnica pictografica, un brevetto sviluppato al 100% nei nostri laboratori. La ricreazione di una opera, realizzata in un percorso scientifico e storico di "riscoperta" delle tecniche pittoriche, dei materiali e del contesto che ha portato il pittore a realizzare l'originale, permette di ottenere un quadro che non pretende di essere l'originale ma comunque di ricrearne l'essenza. Tutto questo, in un ambiente creativo che, in mezzo agli artisti che compongono il team di lavoro, offre anche la possibilità a giovani e agli studenti di immergersi nel lavoro delle botteghe d'arte del '400, li mette in condizioni di comprendere come agiva Raffaello per realizzare un suo capolavoro, oppure gli fa scoprire la tecnica utilizzata da Leonardo per far si che la Monna Lisa seguisse lo spettatore con lo sguardo, qualsiasi fosse l'angolo di visione: insomma permette di dare nuova vita ai nostri Grandi Maestri: sono loro che ci guidano e ci ispirano, dopo tanti secoli dalla loro scomparsa. 

Pictografia: Uno strumento utile ai Beni Culturali

La tecnica apre nuove scenari.

Immaginate di dover ricreare le 14 tavole dello studiolo di Federico da Montefeltro: sono parte di una collezione di 28 dipinti, la metà dei quali conservati al Louvre, l'altra metà ubicati all'interno dello Studiolo esposto nel Palazzo Ducale di Urbino, quindi nella loro posizione originaria.  Immaginate  un percorso di studio che porti a ricreare le opere con lo stesso metodo, gli stessi colori, persino lo stesso legno con cui sono stati realizzati gli originali.  Immaginate che la lavorazione avvenga di fronte ad essi per tutto il tempo della fase pittorica e che tutto questo processo venga filmato e spiegato.  Si può intuire l'effetto di insieme che uno spettatore potrebbe vivere all'interno dello Studiolo: vedrebbe una continuità estetica, cromatica e di superficie identica alle tavole originali e, per far capire il tipo di intervento fatto per un "recupero della memoria", si potrebbe proiettare in continuo il filmato della lavorazione! Questo tipo di intervento sarebbe apprezzato dalla maggior parte del pubblico, studiosi o turisti che verrebbero “proiettati” in un percorso scientifico senza precedenti. La pictografia nasce per questo, è l'unica tecnica esistente in grado di garantire esattezza estetica fin nel minimo dettaglio, con la ricostruzione storica nell'uso dei materiali e dei colori di un dipinto originale, qualsiasi sia l'epoca o la tecnica di lavorazione. 

Diverse idee di conservazione

La Storia ci insegna.

In età romana si conservava gelosamente ad Atene la nave di Teseo, quella con cui l’eroe del mito era tornato da Creta dopo aver sconfitto il Minotauro: ma via via che il legno antichissimo si deteriorava, nuove tavole venivano inserite al posto delle vecchie. Perciò, dice Plutarco nella Vita di Teseo, i filosofi usavano la nave di Teseo «come esempio di indeterminatezza nel “discorso della crescita”: alcuni dicono che è sempre la stessa nave, altri sostengono che non lo è». La nave visibile e tangibile cambia, via via che le tavole vengono sostituite; e però resta la stessa, se ogni tavola è identica a quella che sostituisce, e se non muta l’intangibile forma d’insieme. È il paradosso della conservazione secondo il modello “orientale”, esemplificato al meglio dal tempio dinastico di Ise in Giappone, che almeno dal VII secolo viene ritualmente distrutto e riedificato tal quale ogni vent’anni, ogni volta salvaguardando una sola colonna (sempre diversa) della costruzione precedente. Un solo podio accoglie il tempio in funzione e, lì accanto, lo spazio vuoto che ospiterà il nuovo tempio: chiara espressione di un equilibrio fra pieno e vuoto, fra continuità e discontinuità, che riflette la prospettiva shintoista di perpetuo rinnovamento della natura e degli uomini, ma ha anche lo scopo di tramandare le tecniche costruttive da una generazione all'altra. Nella cultura giapponese (ma anche in quella cinese, indiana...) il marchio di “autenticità” non spetta alla materialità di un oggetto o di un edificio, ma piuttosto alla sua verità formale. Con simile paradosso, David Hume (nel Trattato sulla natura umana) assimila l’identità personale a  una chiesa che era in mattoni, cadde poi in rovina, e i parrocchiani l’hanno ricostruita in pietra, secondo la moderna architettura. Né la forma né i materiali sono gli stessi, e fra le due chiese non vi è nulla in comune, se non la loro relazione con gli abitanti della parrocchia: ma questo basta per dire che sono la stessa chiesa. Lo sono, potremmo dire, sulla base di una verità funzionale (tratto dal libro Se Venezia Muore di Salvatore Settis). Nei secoli, le diverse culture hanno cercato soluzioni per preservare all'infinito beni materiali (e in quanto tali destinati a  scomparire) che dovevano offrire testimonianza tangibile del loro significato ai posteri. Gli studi della Bottega Tifernate si inseriscono in questo contesto come tentativo di "prolungare" la vita di un bene realizzato 500 o 2000 anni fa attraverso la sua riproduzione esatta resa possibile proprio dall'esistenza dello stesso. L'idea di lavorare di fronte ad una testimonianza viva, un'opera d'arte unica che per diversi motivi potrebbe scomparire, ci fa pensare che una nostra opera abbia un senso logico, mette in cassaforte la possibilità di tramandare la testimonianza di un bene unico che porta con se non solo bellezza estetica ma la grandezza di un momento storico, artistico e culturale irripetibile. 

Il Nostro Sogno Era Stare Tra I Grandi

Ebbene: Siamo Tra I Grandi.

Quando abbiamo iniziato gli studi, ci siamo immaginati come sarebbe potuta apparire una nostra opera vicino ad un originale e, per raggiungere il nostro obiettivo, non abbiamo mai perso di vista il confronto con il lavoro dei Grandi Artisti del Passato.

 

Si presenta l'occasione

In uno dei più bei musei del mondo.

L'occasione di un confronto serio si è presentato nel 2005 quando una commissione di esperti guidati dal direttore del Castello Estense, l'architetto Marco Borella, ci selezionò tra un gruppo di Artisti interpellati per il rifacimento delle opere dei camerini del Principe.

Scelti dai migliori

Scelti tra i migliori. 

Quando la commissione incaricata di decidere a chi far riprodurre le opere ci fece visita rimase stupita nel vedere che la nostra tecnica prevedeva l'utilizzo di soli materiali naturali e conformi a quelli delle botteghe d'arte rinascimentali. E rimase stupita persino della qualità estetica che riuscivamo a garantire in tempi relativamente brevi. In 10 anni di ricerca, in tutto il mondo, avevano trovato artisti eccellenti dal punto di vista tecnico ma con tempi di realizzazione non accettabili per la quantità di opere da realizzare. La nostra tecnica, offriva un compromesso PERFETTO.